giovedì 22 giugno 2017

dolcetti confusi e dolcetti ordinati


fig 1 vassoio dolcetti misto
quando si è invitati a cena da qualche amico, da qualche conoscente, la prima cosa che ci si chiede è :"cosa porto?" E lì la scelta è abbastanza limitata  Di solito si portano i dolci o il vino o il gelato.

Quando si portano i dolci si opta o per una torta o per un vassoio di dolcetti. bene, parliamo di questa seconda opzione: il vassoio di dolcetti. Chissà perchè, da qualche tempo a questa parte il vassoio di dolcetti portato dagli ospiti a cena è un vassoio "misto" come quello della figura 1. Che ve ne sembra? Ebbene, io lo trovo esteticamente orrendo. Come se fossero dei dolci avanzati la sera prima e assemblati alla rinfusa.

Guardate invece come è elegante un vassoio monotematico. per esempio il vassoio di cannolicchi siciliani (fig 2). Bello , simmetrico  ed elegante. O delle cassatelle siciliane (fig 3)


fig 2 i cannolicchi
Ma a questo punto sorge spontanea una critica: 
e se a uno non piacciono i cannolicchi? O le cassatelle?
Almeno con il vassoio misto c'è una diversità che può soddisfare quasi chiunque

A questa obiezione io rispondo con tre affermazioni

1) lo stesso accade quando porti una torta. Anche la torta è monogusto;
fig 3 le cassatelle siciliane
2) non sarà mica la fine del mondo se uno non mangia il dolcetto a fine cena!
3) C'è , infine, un problema igienico. Nel vassoio misto i dolci sono messi alla rinfusa così che se uno preferisce quello, chessoio, al cioccolato, e questi è posto al centro del vassoio, per prenderlo è costretto a toccare tutti quelli al suo fianco- E non è bello, oltre al fatto che ci si sporca tutte le dita. 

Nel caso del vassoio monodolce, invece , si può cominciare dal bordo a prendere il dolcetto senza gli inconvenienti sopra descritti. Infattì è così che si fa visto che sono tutti uguali e sarebbe oltremodo stravagante prendere il cannolicchio al centro!

.. Ho bisogno di uno psichiatra bravo?

pippo vinci

sabato 17 giugno 2017

usiamo bene la lingua italiana!

da svenire!


Viviamo in un’epoca in cui la normalità, nel linguaggio, è l’esagerazione. Nel bene e nel male.

Non esistono più cose belle o cose graziose. Solo meravigliose. Non ci sono più paesaggi dolci e romantici. Solo da urlo! 
Non si può più essere semplicemente brutti. Solo mostruosi.

E se uno sta poco bene è morto; ma se non si sente male è un leone.

Un dolce non è più buono o gradevole o , ancora, gustoso , ma da svenire!

E la stampa certo non aiuta ad utilizzare i “mezzi termini” tanto che ad ogni piccolo problema che colpisca un qualsivoglia soggetto pubblico si parla di bufera, di rottura, di shock, di tragedia. Per poi smentire o ridimensionare tutto il giorno dopo. O mai.

Una volta c’era pure l’uso appropriato di una scala di valori i cui estremi, preventivamente indicati e dichiarati, oggi vengono, invece, sistematicamente scavalcati.
Esempio:
- uno domanda :”da 1 a 10, quanto ti è piaciuta la vacanza?”
- l’altro risponde : “100!”.

Ma come 100?!. Se il limite è 10?
Allora ci permettiamo di ricordare a tutti , a mo’ di esempio, una scala di valori che potranno essere utilizzati per descrivere la bellezza o la bruttezza di un paesaggio, di un quadro, di un volto e così via:

1. bruttissimo
2. brutto
3. bruttino
4. grazioso
5. bello
6. molto bello
7. bellissimo
8. meraviglioso

Se poi vogliamo giudicare un film possiamo invece usare le due seguenti serie “polimorfe non scalari

Giudizio negativo
1. noioso
2. mediocre
3. scadente
4. inguardabile
5. pretenzioso
6. discutibile
7. incomprensibile
8. shoccante (in senso negativo)
9. orribile

Giudizio positivo
1. interessante
2. sopportabile
3. appassionante
4. bello
5. eccellente
6. piacevole
7. divertente
8. schoccante (in senso positivo)
9. favoloso
10. indimenticabile

mercoledì 14 giugno 2017

11 settembre :a New York crollano, a Londra no


la scorsa notte, a Londra, un grattacielo di 27 piani si è totalmente incendiato dal secondo piano in su, ma non è crollato come è successo l'11 settembre 2001 a New York dove sono collassati 3 grattacieli con 2 aerei. 12, purtroppo, i morti accertati; molti i dispersi. E si teme che il bilancio sia molto ma molto più alto. Qualcuno parla di cento morti|
L'edificio oramai avvolto interamente  dalle fiamme brucia da oltre 20 ore e non accenna a spegnersi.
un incendio visibilmente molto più devastante di
quelli delle Twin Towers a New York l'11 Settembre 2001

 I vigili del fuoco, che sono arrivati per ora al 21esimo piano su 27, hanno fatto sapere che in soli sei minuti il fuoco ha avvolto l’intero palazzo

Stranamente a New York il WCT 7 è crollato (dice la versione ufficiale) senza essere colpito da alcun aereo e per un incendio che è solo (in proporzione) 1/8 di quello di Londra. Strano no?
E c'è ancora chi sostiene che a New York il colpevole dei tre collassi  sia stato il fuoco!!!!
Svegliatevi gente, svegliatevi!

domenica 11 giugno 2017

tedeschellum: una becera questione di soldi

la nuova legge elettorale "il tedeschellum" non ha passato l'esame dell'aula affossato da diversi franchi tiratori.

E quindi tutti i politologi ci hanno fatto la testa tanta nei numerosi e noiosi talk show per cercare i motivi possìbili di questo "misterioso" malessere all'interno dei gruppi parlamentari che si erano precedentemente accordati. Chi sono stati i franchi tiratori, e perche lo hanno fatto?.

nessun problema politico solo una becera questione di soldi


I franchi tiratori semplicemente non volevano perdere la loro poltrona causa voto anticipato a settembre. 
A temere per le loro tasche molti deputati  che, fatti due conti, , non possono che essere contenti di sedere ancora un po' in Parlamento

Lo stipendio di un parlamentare, sommando indennità, diaria e rimborsi vari, si aggira sui 13mila euro netti al mese. Ergo, se si arriva a fine legislatura (febbraio) 2018, prenderanno altri sei stipendi, non poco: sono 80mila euro netti, anche qualcosa di più considerato l'assegno di fine mandato che aumenterà anch'esso.

sabato 27 maggio 2017

G7: ennesima buffonata a Taormina

 -prima giornata di colloqui tra i grandi;
- domani si cercherà di stringere;
- impegno comune contro il terrorismo: ci sarà maggiore scambio di informazioni;
- dai grandi, solidarietà a Londra;
- sul nodo clima restano distanze: USA hanno chiesto tempo;
- passi avanti sulla questione migranti: verso buon compromesso;
- immigrazione, terrorosmo, commercio internazionale, clima: i leader sorridono e  si divertono, ma  non sono d'accordo su niente 
- Merkel: "Discussione molto insoddisfacente"
- Gentiloni:almeno ci siamo conosciuti e confrontati da vicino. Ora sappiamo bene quali siano le posizioni di ciascuno di noi sui temi più importanti
- Clamoroso al G7: Gentiloni parla, Trump non lo ascolta. Ultimo atto di un vertice flop

questi alcuni titoli della stampa sui lavori del G7 di Taormina. Come si vede un inutile scambio di parole, promesse e buone intenzioni, foto ricordo e cene sontuose ma niente di concreto.E come potrebbe essere diversamente?


Ma non è la prima volta, anzi, è l'ennesima e solita buffonata dei Gn. Son solo futili ed inutili passerelle senza un obiettivo concreto. Un modo per mettere in evidenza i gioielli di casa Italia (Taormina), per fare qualche cena elegante, salutarsi, fotografarsi  e poi tutto finisce in una bolla di sapone. 

al belvedere di Taormina
Eppure per questo G7 sono stati spesi tanti soldi, sono stati impegnati centinaia se non migliaia di agenti delle forze dell'ordine e mobilitato decine di navi per pattugliare la costa. E poi  divieti a go go e sacrifici da parte dei residenti senza alcun ritorno economico, anzi con perdite notevoli lamentate dai commercianti locali, visto che in questi giorni non era possibile avvicinare Taormina da pare dei numerosi turisti che normalmente, in questa stagione, cominciano ad invadere la perla dello Ionio.

Ecco cosa ha detto in proposito l'ex premier italiano Romano Prodi :“Non ci si aspettino dal G7 delle decisioni formali che poi abbiano conseguenze successive”
Perchè allora non  la finiscono di fare queste costose ed inutili  buffonate?

perchè al G7 sono in 9?


giovedì 25 maggio 2017

se il tempo fosse ... una scatola di scarpe

Se il tempo fosse una scatola di scarpe che aumenta continuamente di lunghezza con il suo trascorrere, si potrebbe suddividere tale scatola in tante scatole più piccole poste una di seguito all’altra.Il tempo della nostra esistenza sarebbe contenuto in una di queste scatole che aumenta di lunghezza fino a tanto che viviamo.

Le scatole dei nostri avi hanno un volume ben definito essendo loro nati  e poi morti.
La nostra scatola segue la loro in una ideale catena in una continua crescita.
Gente che è nata nello stesso giorno dello stesso anno ha una scatola che ha lo stesso inizio e fine diversa In quanto cessa di vivere in tempi diversi.

Una grossa scatola potrebbe contenere un certo periodo di tempo che comprende anche le scatole di ognuno di noi.Un certo numero di scatole di scarpe può essere contenuta in una grossa scatola che racchiude il tempo complessivo delle singole scatole.
Diciamo : Gesù è vissuto 2000 anni fa.
E’ trascorso un sacco di tempo.
Mica tanto.

Se immaginiamo la vita complessiva di 40 persone ed ipotizziamo che ognuno di esse ha vissuto mediamente 50 anni ( mi tengo basso, ma forse non tanto)  si potrà dire che il periodo di vita complessivo di tutti loro ( somma dei loro singoli periodi di vita ) è di 2000 anni ( 40 x 50 ).Quaranta generazioni ci distaccano dall’età in cui visse Gesù.

Se queste persone si potessero riunire in un’aula insieme nell’anno 2000 e raccontarsi le proprie esperienze seduti nei banchi a partire dal primo nato tra loro fino all’ultimo, questo lasso di tempo non ci sembrerebbe così enorme.
Una grossa scatola della capienza di 2000 anni conterrebbe 40 scatole di 50 anni di vita ciascuna.

philippe louison


mercoledì 17 maggio 2017

il lavoro fa schifo

 


recensione di un Saggio di Cali Ressler e Jody Thompson
editrice Elliot -
prezzo € 16.50
Il lavoro non è un luogo fisico dove ci rechiamo ogni mattina, ma è ciò che facciamo. Sono le nostre idee, i nostri progetti.
Il lavoro non può essere la negazione della nostra vita. Questo libro esamina i motivi che rendono la maggior parte dei luoghi di lavoro poco funzionali e propone un metodo nuovo (e sorprendentemente efficace) per eliminare le false convinzioni che impediscono di sviluppare appieno le potenzialità del lavoratore.
In un ufficio rivoluzionato il dipendente è pagato per la quantità di lavoro che produce, non per la porzione di vita che regala. Questa semplice idea contribuisce a sviluppare un personale più stimolato, concentrato, disciplinato e, soprattutto, soddisfatto.
Ormai il concetto tradizionale di lavoro (36/40 ore settimanali, lunedì¬-venerdì, 9-17) è¨ superato. Vediamo persone inadeguate alle loro mansioni che vengono promosse solo perchè arrivano prima e si trattengono più a lungo di tutti gli altri alla loro postazione. Partecipiamo a lunghissime, e molto spesso inutili, riunioni dove sopportiamo colleghi che pongono domande insulse solo per sottolineare la loro presenza.
Viviamo nella cosiddetta Era dell’Informazione, della tecnologia che avvicina le persone, ma nella sostanza la natura del posto di lavoro, gli orari e la presenza obbligata dietro una scrivania non sono cambiati dall’Era Industriale, quando la catena di montaggio esigeva la presenza fisica dell’operaio.
Non è¨ necessario che lavoratori e aziende stravolgano la propria natura per attuare questa rivoluzione: basta cambiare modo di lavorare.
(recensione tratta dal sito Qlibri)

***

In breve il libro espone i risultati di un esperimento realizzato in alcni ambienti di lavoro (pubblci e privati) negli USA. Le ricercatrici hanno introdotto il lavoro senza obblighi di orario. Ad ognuno viene dato un incarico e il lavoratore può svolgerlo dove e negli orari a lui più graditi , rispettando comunque i tempi di consegna. Nessun obbligo di presenza , nessuno badge, nessuna firma, nessun controllo sulla presenza. Risultato? La produttività è aumentata ovunque si sia realizzato questo esperimento!

venerdì 12 maggio 2017

... ma di tutte, più grande è la carità!

« Queste dunque le tre cose che rimangono:

la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità! »

1.corinzi 13 - 13

Domenica 9 febbraio 2014, sono al Don Bosco e partecipo alla messa più affollata della giornata. La messa di mezzogiorno. Il Don Bosco Ranchibile è una delle parrocchie più frequentate ( e più ricche) della città. C'è una scuola , c'è un oratorio, c'è un cine-teatro, ci sono campi da gioco. Qui hanno studiato e studiano i rampolli della Palermo bene. E, quindi, c'è una utenza di benestanti. La zona è quella del salotto di Palermo: viale Lazio, via Libertà, piazza Leoni, quartiere Matteotti.

La chiesa è stracolma. Molte le donne in pelliccia. Fuori, in effetti, c'è il sole e il termometro segna  addirittura... 18 gradi, sopra zero!

La cerimonia è molto sentita, c'è anche un gruppo di ragazzi con gli strumenti che suonano e cantano canzoni di chiesa. Ricordano le famose messe beat degli anni 70. La gente partecipa e si commuove. L'atmosfera è mistica.

Ma ecco che arriva il momento delle offerte. Sei  volenterosi  girano per le navate allungando tra le panche un cestino dove i fedeli potranno mettere la loro offerta.
Il cestino capita pure sotto i miei occhi  alla fine di tutto il percorso. Do un'occhiata al contenuto del cestino. E  mi sorprendo: nessuna banconota (ne' da 5, ne' da 10, ne' da 20 euro). Solo minuzzaglia ossia monetine da 20 centesimi (la stragrande maggioranza) e da 10. Poi molte da 50 c. Pochissime da 1€ . Una o due  da 2 €. La crisi colpisce anche la cristianità impellicciata!

Racconto solo il fatto, non mi permetto di dare alcun giudizio.

La messa finisce e tutti (ma proprio tutti?) vanno in pace!

mercoledì 10 maggio 2017

TEPOROCCHIA', la parola per non perdere gli oggetti

Capita spesso che quando si lascia un luogo per un altro, ci si accorge, dopo qualche tempo, di avere dimenticato, da qualche parte, un oggetto.

E tra gli oggetti più dimenticati abbiamo il telefonino, il portafogli, gli occhiali e le chiavi.

Ebbene esiste un metodo che riduce di molto le possibilità di perdere uno di questi oggetti. Il sistema si chiama TEPOROCCHIA' parola derivata da:

TE   per TElefonino               POR    per PORtafogli
OC  per OCchiali                   CHIA'  per CHIAvi

In questo modo, ogni volta che vi spostate da un luogo all'altro fate una sorta di check list con l'acronimo teporocchià e verificate se avete con voi i 4 oggetti sopra indicati. Vi garantisco che il metodo funziona e non richiede che pochi secondi di impegno.

venerdì 5 maggio 2017

frasi celebri (45)

"La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza»


mercoledì 3 maggio 2017

Muntari, cornuto e mazziato

Sulley Muntari

Serie A, domenica 30 aprile 2017, la partita è Cagliari - Pescara, il Cagliari sta vincendo 1 a 0. Verso la fine dell'incontro , durante un calcio d'angolo, una decina di spettatori (o forse una ventina) lancia dei cori razzisti (BUUUUU!) verso il giocatore ghanese del Pescara Sulley Muntari.

Il giocatore non ci sta e corre, prima verso il gruppo di razzisti, poi verso l'arbitro a chiedere la sospensione della partita o, comunque, un suo intervento per bloccare la vergognosa situazione. L'arbitro non lo ascolta, i suoi compagni non lo supportano e così pure i giocatori del Cagliari. 

Muntari è lasciato solo in quella che è una sacrosanta reazione isterica e sdegnata. E che fa l'arbitro? Una genialità: ammonisce Muntari. Muntari non ci vede più ed abbandona il campo. E che fa l'arbitro? lo espelle!! Muntari verrà poi squalificato (!?!?!?) dal giudice sportivo per una giornata!!!!
Incredibile no?

Prima, tutti a parlare di razzismo, magliette con la scritta NO RAZZISMO, belle parole, belle promesse. Al momento di fare qualcosa l'unico ad essere punito è la vittima dei cori beceri? Non ci si crede!

"erano solo in dieci! - c'è una norma che dice che per essere razzisti bisogna essere almeno in mille?
"erano solo degli imbecilli" - invece i razzisti che sono? Intelligenti?
L'arbitro ammonisce Muntari!
"i tifosi del Cagliari non sono razzisti" - tutti no, ci mancherebbe, ma 20 si! E comunque ,perchè i tifosi non razzisti del Cagliari non si sono dissociati fischiando sonoramente contro quei venti razzisti?

Per fortuna, a parte la nostra solidarietà a Muntari , anche l'ONU si è pronunciata a favore del ghanese.

In questo modo la piaga dei cori razzisti non verrà estirpata  mai. Fosse anche solo uno che grida BUUU, bisognerebbe sospendere definitivamente la partita, dare vittoria a tavolino alla squadra del destinatario dei cori e squalificare il campo per almeno 6 o 7 turni, comminando anche una fortissima multa alla Società. A meno che non vengano individuati (tutti) i venti razzisti denunciandoli alle autorità giudiziarie. Sempre che esista nel codice penale una norma che punisca questi atteggiamenti.

Insomma ci vuole la mano forte, senza se e senza ma. Chi comincia a fare dei distinguo , a parlare di idioti e non razzisti ad appellarsi al numero esiguo di questi  razzisti o a fare finta di niente, non fa che il male del calcio dando un esempio pessimo al mondo  intero!

martedì 25 aprile 2017

Il grande imbroglio dell'arte contemporanea



di Simona Maggiorelli
Tra la fine del Novecento e il primo quindicennio degli anni Duemila l'arte contemporanea sembra aver vissuto una lunga notte piena di incubi orrorifici, quanto improbabili. Si è dispiegato cosi un universo visivo di figure grottesche, di funeree nature morte, di trovate goliardiche e raccapriccianti.
Nell'era della riproducibilità tecnica sembra essere sparita l'opera d'arte. Ne resta solo una vacua aura. A prevalere è una produzione di installazioni, video, performance a effetto choc o che all'opposto (e in modo complementare, come se fossero le due facce di una stessa medaglia) cercano l'anestesia più totale con opere iper-concettuali, che celebrano il vuoto. 

Nella cosiddetta società delle immagini, della pubblicità, della fotografia, degli avatar e della realtà virtuale, pare non esserci più spazio se non per figurazioni svuotate di senso, e una desertificata astrazione. Cosi piace al ristretto e facoltoso pubblico che frequenta le aste a Londra, a New York, in Svizzera. Il valore economico delle mucche squartate e conservate da Hirst in teche simil-acquario è da capogiro. Non importa se fra dieci anni saranno poltiglia

Per gli artifici della finanziarizzazione dell'arte contemporanea, per i tycoon ultramiliardari che le acquistano, conta la spettacolarizzazione, il gigantismo, la dismisura, in spregio alla crisi. Non importa se l'effetto è palesemente kitsch. Il fatto che opere di questo tipo siano diventate uno status symbol per pochi (chi, anche volendo, potrebbe tenerle in salotto?) ha fatto strage di ogni altro significato. Ai galleristi non importa se tutto ciò abbia provocato un impoverimento culturale della proposta, gli interessa che l'opera abbia le caratteristiche per essere vendibile all'upper class. Il pubblico che frequenta le biennali, le gallerie e i musei del contemporaneo, del resto, non se ne lamenta. 

Il Nobel Mario Vargas Lllosa si è permesso di prendere in giro l'ossequio verso l'arte iper-concettuale che appare oggi generalizzato. Ha commesso questo 'peccato' nel 2016, scrivendo sul quotidiano spagnolo "El País" dell'esperienza che ha fatto durante una giornata libera a Londra. «Per dimenticare la Brexit», dice di aver deciso di andare a vedere il nuovo edificio della Tate Modern: «Come mi aspettavo, ci ho trovato l'apoteosi della civiltà dello spettacolo», tanto da voler rinunciare. 

Poi però, vedendo tanti giovani e turisti, si è messo in scia per cercare di capire i motivi del loro entusiasmo. Al primo piano del museo è stato colpito dallo zelo con cui una insegnante cercava di convincere la scolaresca che quel manico cilindrico, probabilmente di scopa, esposto con cura, era di fatto una scultura «a cui l'artista aveva tolto le setole di saggina o di nylon che l'avevano resa funzionale, come oggetto quotidiano per le faccende domestiche». Che fosse una scultura era evidente perché intorno al manico una corda formava un rettangolo che impediva agli spettatori di avvicinarvisi troppo e di toccarlo. 
 
La tentazione, confessa Vargas Llosa nel suo report, sarebbe stata dirle che ciò che stava facendo «con dedizione, ingenuità e innocenza, non era altro che contribuire a un imbroglio monumentale, a una sottilissima congiura poco meno che planetaria su cui gallerie, musei, illustrissimi critici, riviste specializzate, collezionisti, professori, mecenati e mercanti sfacciati si sono messi d'accordo per ingannarsi, ingannare mezzo mondo e, di passaggio, permettere che pochi si riempissero le tasche grazie a una simile impostura».



Benché negli anni Ottanta abbia tenuto a battesimo la Transavanguardia, lo stesso Achille Bonito Oliva ha denunciato l'effetto omologante della globalizzazione sull'arte. Visitando il MoMA, il Guggenheim di New York, il Centre Pompidou nel cuore di Parigi o la Tate Gallery vicina alla City di Londra, sarà capitato a molti di notare che le rispettive collezioni si assomigliano in modo impressionante, tanto da avere la sensazione di un continuo déjà-vu.


Al Museo di Bolzano, nell'ottobre 2015, dopo una festa, gli addetti alle pulizie hanno gettato via per sbaglio un'opera di Goldschmied & Chiari intitolata Dove andiamo a ballare stasera?: pensavano che fossero i resti del banchetto.    

Scherzi da buontemponi, si dirà, come quella volta che alla Biennale di Venezia un visitatore si è divertito a mettere in posa un sacchetto pieno di spazzatura per godersi lo spettacolo di acritici spettatori che si fermavano a osservarlo con aria seria e contemplativa. Iper-realismo incellophanato, vacuo estetismo, provocazione fine a stessa compongono la trama invisibile che percorre tante Biennali anni Novanta e Duemila, da Venezia a Istanbul, passando per una fiera di tendenza come Frieze London, per la mostra mercato di Basilea e la prestigiosa DOCUMENTA di Kassel. Non credendo a Hegel e alla sua profezia sulla morte dell'arte, torna la domanda: cosa è accaduto? Come si è arrivati fin qui?

..... questo post è il riassunto dell'articolo  completo che potrete leggere cliccando qui sotto su "Link articolo" che vi porterà  su MicroMega on line dove è stato pubblicato l'articolo originale completo. 


Link articolo © Simona Maggiorelli © MicroMega online.
Simona Maggiorelli: Attacco all'arte. La bellezza negata (L'asino d'oro edizioni 2017).