venerdì 30 settembre 2016

giovedì 29 settembre 2016

la Sicilia è o non è un' isola di merda?

In un  discorso tenuto a Palermo, non si sa bene in quale occasione, e non ricordo bene quando, il noto cantautore milanese Roberto Vecchioni avrebbe detto che la Sicilia è un'isola di merda. Io, pur essendo siciliano , non sarei tanto in disaccordo con l'autore di luci a san Siro anche perché credo che Vecchioni si riferisse non alla terra originale magica e misteriosa che giace al centro del Mediterraneo e che ha accolto ed assimilato decine di culture e popoli provenienti dai 4 angoli del bacino, no Vecchioni si riferiva sicuramente a come questa terra è stata ridotta,, umiliata, devastata, stuprata dagli stessi siciliani. Che oggi, indignati, la difendono offesi dalle parole del musicista lombardo

E' vero, esistono centinaia di isole felici all'interno dell'isola trasparente, ma tutto ciò non fa di una terra una terra felice.


1) Cominciamo col dire che la Sicilia è la terra d'origine di un fenomeno schifoso e ... di merda che ha esportato in quasi tutto il mondo: la mafia. Quella mafia che ancora oggi determina il destino di molti territori , di molti siciliani, di molti giovani, anche di talento, spesso costretti ad emigrare proprio perché qui, grazie a cosa nostra, il posto di lavoro non dipende da te ma da Lei. Se non è merda questa....

2)città  come Palermo, se pure apprezzate da turisti ciechi e frettolosi,  sono ridotte ad essere  una discarica, una pattumiera, se non un letamaio grazie non solo ai suoi incapaci amministratori ,  ma soprattutto, a causa all'incuria e dell'inciviltà dei suoi abitanti. I quali rendono impossibile la vita a se stessi ed ai loro concittadini trasformando in. ... merda ogni cosa che dipende da loro: la circolazione stradale, i servizi pubblici, i luoghi dove si vive , dove si lavora, dove si soffre, si studia...

3) coloro che dovrebbero esercitare il controllo ed il contrasto di ogni forma di legalità o di inciviltà, essendo essi stessi siciliani, fanno finta di non vedere e spesso sono essi stessi colpevoli di atti e comportamenti che, nel pieno delle loro funzioni, dovrebbero combattere

4) per le strade dell'isola, negli uffici, nei negozi si assiste giornalmente ad azioni e atteggiamenti di
sopraffazione di ogni tipo. Con comportamenti che molti definiscono  propriamente.... mafiosi.

5) andando in giro per l'isola di merda si vedono campagne e periferie deturpare da immonde costruzioni ed inutili opere in calcestruzzo, strade sconnesse, opere incomplete, ruderi abbandonati, cumuli di immondizia. Andate da Palermo a  Monreale e, percorrendo  la strada che sale, girate lo sguardo a sinistra. Vedrete una immensa pianura che abbraccia il capoluogo siciliano, disseminato, anzi invaso da palazzi e palazzine di merda, spesso non definiti, non completati ed abusivi, che hanno preso il posto di quella che una volta si chiama conca d'oro, per i magnifici limoneti che la illuminavano. Nulla è rimasto di quella meraviglia. E quando arrivate a Monreale chiudete gli occhi e fatevi portare subito nella sontuosa cattedrale normanna: godetevi il Cristo , il chiostro ed ogni magnificenza che il luogo conserva. Poi richiudere gli occhi e scappate da quel posto caotico ed inospitale. Lo stesso metodo (occhi bendati ) usatelo per visitare i moltissimi punti Belli di questa isola. Fuori dai loro cancelli c'è solo merda. Dentro c'è il paradiso in terra, ci sono angoli goduriosi per i sensi e per l'anima : il barocco di Noto, le saline di trapani, la riserva naturale di Vendicari,  lo zingaro di Castellammare, le gole dell'alcantara, l'isola di ortigia, Taormina, la valle dei templi, il teatro Massimo di Palermo ecc ecc ecc


6) che dire, infine, delle orride periferie di quasi tutti i centri abitati dell'isola? Un insieme caotico di mostri di cemento, nessuno spazio verde, immondizia qua e là, fetore, strade dissestate, costruzioni lasciate a metà. Bello, no?

7)le coste! Le sterminate coste su cui si infrange un mare oramai fituso, sono state occupate da milioni di tonnellate di costruzioni orribili abusive spesso non rifinite se non anche abbandonate;che in molti casi impediscono pure di vederlo questo mare. Figuriamoci di raggiungerlo.

Per non parlare, in ultimo, della sanità, dei trasporti, del dissesto idrogeologico, degli impianti sportivi, delle scuole ..........



domenica 18 settembre 2016

L'esperienza dell'autobus a Iquitos, la più famosa città peruviana della Foresta Amazzonica

Tra tutte le esperienze quella dell'autobus è stata la più esilarante. Qui l'autobus viene chiamato colectivo e posso a ragione confermare che si tratta di un nomen omen. Perché raccoglie, unisce in un unico spazio tutti gli esseri viventi (e non) dell'Amazzonia peruviana. 

Ma andiamo per gradi. Il colectivo altro non è che un autobus di legno con i finestrini aperti, ma che nasconde dei vetri estraibili in caso di pioggia torrenziale. Se piove poco invece è norma che ci si bagni. 

Tutto inizia con la fermata dell'autobus. Non esiste. Devi chiedere in giro più o meno quale percorso fa e scegli a caso il punto che più ti aggrada e aspetti. Io sono solita sostare vicino ad una bodega dove posso ammazzare il tempo comprandomi ogni tipo di schifezza fritta: platanito dolce o salato, camote, cancha e quando mi sento particolarmente gringa* patatine fritte.

 L'attesa, rigorosamente sotto il sole cocente della zona equatoriale o in alternativa sotto la pioggia temporalesca e fitta tipica della zona pluviale (in una stessa giornata si alternano questi climi con una velocità impressionante) è particolarmente stressante.

Con una frequenza di uno ogni 10 secondi si avvicinano motocarristi 
che vogliono trasportarmi.

A quanto pare è quasi una vergogna che una straniera possa aspettare un autobus o peggio osare pensare di fare quattro passi a piedi (lo stesso mi capita quando provo a camminare per 100 metri).  Eppure dopo qualche giorno di permanenza in città mi rendo conto che la mia provenienza non c'entra nulla: è che qui proprio  nessuno cammina. Per andare a comprare il pane prendono la moto, probabilmente perché attraversare la strada in mezzo al traffico è più pericoloso di dormire una notte insieme ad un'anaconda condividendo il cuscino. 
Provano così pena per i pedoni che a volte l'autista dell'autobus carica gente aggratis quando la vede passeggiare per strada, promettendole di portarla a destinazione, qualsiasi essa sia. Ma non divaghiamo. La mia fama con i motocarristi di solito risulta esilarante per la gente del luogo che se la ride dicendomi “todos te quieren llevar” (che poi non ho mai capito se significa che mi vogliono portare da qualche parte o portarmi via definitivamente, io, in ogni caso, rispondo con un sorriso ). 

Il colectivo può passare dopo un minuto o dopo un'ora, ma visto che vivo a Palermo non mi sconvolgo più di tanto. Riuscire ad individuare il tuo bus è difficile, il numero è scritto in caratteri minuscoli che manco se hai dieci decimi. Se sei fortunato a riconoscerlo in tempo devi fare un segnale per palesare il tuo interesse e l'autista comunque non si fermerà, semplicemente rallenterà. 
Inizia una fase delicata dell'esperienza: attimi di panico in cui il tuo unico obiettivo è riuscire a comunicare con il cobrador, una figura emblematica del mondo del trasporto pubblico: un personaggio la cui età e sesso sono estremamente variabili (un mio alunno, ad esempio, faceva questo lavoro) che ha molteplici ruoli. Abbannìa (termine siciliano per "urlare con ritmo cadenzato") appeso all'entrata del bus, invitando la gente a salire e in una frazione di secondo riesce a elencarti tutte le fermate più importanti del percorso. Che poi ritornando a quanto detto sopra, non indica tanto le fermate ma approssimativamente le zone in cui eventualmente si potrà fermare. Riesco a chiedergli se è il bus giusto per la mia destinazione ma non ricevo risposta verbale, solo un cenno con la testa e inizia l'incitamento degno di un'olimpiade : Sube! sube !sube! sube! Sube! (Sali! Sali!), grida il cobrador, e con un balzo il tuo piede deve toccare il primo scalino dell'entrata, rischiando tibia e malleolo e qualche legamento qua e là. 
Ma niente paura, se non dovessi riuscire ad “agarrar” il colectivo in corsa (acchiappare) ci sarà sempre il mitico cobrador che ti prenderà con un braccio e ti solleverà fino a dentro. Ho preso più volte l'autobus e tutte le volte, una volta dentro, ho provato quella sensazione di orgoglio personale misto ad adrenalina tipico delle sfide agonistiche. Aggrappandoti a qualsiasi cosa e tentando di mantenere una posizione eretta, giacché intanto l'autista accelera, cerco posto.

I sedili. Altro capitolo. Fatti a misura di loretano (della regione di Loreto, il cui centro più importante è appunto Iquitos), ovviamente, non riescono ad ospitare le mie gambe. Torno in Italia piena di lividi sulle ginocchia, oltre che a miriadi di morsi di insetti della foresta. Una volta però sono stata fortunata e un sedile davanti a me era rotto, lasciandomi spazio per distendere le gambe.
Un raro momento di felicità, durato molto poco perché era ora di punta e il bus si è riempito. Una ragazza trasportava una torta di compleanno e ha pensato bene di adagiarmela addosso. C'è una grande forma di solidarietà e condivisione all'interno di un colectivo. Normalmente viene utilizzato dai locali per trasportare qualsiasi cosa dal mercato di Belen, molto economico, verso le zone residenziali della periferia ( dove per residenziali si intende baracche di legno in mezzo alla foresta). Tutti aiutano il cobrador ad aiutare la gente a caricare sull'autobus mercanzie come interi alberi di platano, quintali di limoni, sacchi di riso o mais, financo polli vivi. Il cobrador ha anche il fondamentale compito di acchiappare i bambini che salgono sull'autobus per evitare che si perda tempo e che l'autista debba rallentare ulteriormente per aspettare questi piccoli esserini che con le loro piccole gambette non riescono a salire velocemente. Così li prende di peso, insieme ai sacchi della spesa della mamma. L'autobus va a grande velocità e si infila in mezzo ai motocarri e alle moto, convinto di essere anche lui uno di loro. E se non lo fanno passare usa il clacson, che risuona in mezzo al traffico con una melodia particolarmente persistente.
Durante queste folli corse stile motocross ( perché va aggiunto le strade sono piene di buchi) capita che durante il sorpasso un colectivo sdradichi lo specchietto retrovisore dell'altro. Niente paura, inizia la rincorsa. Ad essere scioccata sono solo io. Gli altri passeggeri continuano a gustare i loro succhi a base di dolciastri frutti della foresta e a masticare roba pastosa che dicono essere fatta da tuberculos. Al primo semaforo il cobrador dell'autobus leso scende e corre verso l'autobus reo, torna vittorioso con la plata ( il denaro necessario a risarcire lo specchietto). L'autista riparte con la solita fretta ma al semaforo successivo, nel giro di 30 secondi, è in grado di smontare lo specchietto rotto e di montare quello nuovo, che è miracolosamente apparso da chissaddove. L'autista dell'autobus che prendo solitamente, che ormai riconosco e saluto con un cenno (non esageriamo, non siamo così amici) ha la malsana abitudine di tenere il suo cellulare sulla coscia. Ad ogni frenata gli cade tra i pedali. Ma non si può mica rallentare o addirittura FERMARSI! Ecco che arriva il cobrador che si arrampica tra i sacchi di carbone e papaye e gli si infila in mezzo alle gambe, recuperando il tesoro. In un'ora di tragitto la scena si è ripetuta tre volte. Avrei voluto consigliargli qualcosa ma mi sono trattenuta, aspettando la quarta.

 I colectivos  sobbalzano ad ogni scaffa come una barchetta sulle onde. Durante uno di questi salti ( in cui ho sentito il sapore della mia milza per quanto è stato violento) ad un signore cade un sol (moneta locale, corrispondente a circa 30 centesimi di euro) dentro la borsa della spesa della mia vicina di posto. Panico generale perché il suddetto signore deve scendere a breve. Anche in questo caso  funziono bene come poggia cose : la vecchietta mi svuota addosso il contenuto della borsa : due cetrioli giganti, 3 banane, una bottiglia di un succo non meglio identificato, caramelle, pillole sfuse ( mi confessa che servono per la pressione), una busta con un pollo ,stavolta morto e fatto a pezzi. Finalmente spunta la moneta, siamo tutti rilassati. 
L'autista può di nuovo alzare il volume della musica latina, a palla ovviamente. I motivetti ti entrano nella testa e non vanno più via, mai più. Di solito il testo parla di gente tradita e abbandonata che si lamenta del suo infame destino, ma il ritmo della musica è allegro e ti fa partire il movimento dell'anca.  
Non è ben chiaro il motivo per cui la musica sia sempre così alta, il che peraltro contrasta con il tono di voce dei loretani che è molto basso. Mi rendo conto con il tempo che la gente qua comunica con lo sguardo e con dei movimenti della testa, anche con me ci provano ma io non ho ancora provato a decifrare e quindi li disturbo facendo loro mille domande e sperando in una risposta. Ho imparato comunque a leggere il labiale in questo mese, raggiungendo un buon livello di comunicazione .  

Il vento è molto forte, come se fossi in barca. Io ero solita incappucciarmi sia per mantenere una decenza della mia capigliatura ( qua le donne hanno i capelli splendidamente lisci e non si scompigliano mai), sia per evitare malanni.
Dopo un'oretta di percorso disagevole il cobrador è pronto al suo ruolo principale : fare pagare il biglietto ( cobrador significa proprio questo : colui che si fa pagare). O meglio, farsi pagare e basta perché non ho mai visto un biglietto. Inspiegabilmente ricorda perfettamente in che punto sei salito sul carro e ti fa pagare in base al tragitto che percorri. Si avvicina il momento di scendere ed io sudo freddo, non si fermerà, se sono fortunata rallenterà avendo pietà di una straniera. Vengo lanciata più o meno nella zona in cui c'è la mia scuola. Sì, lanciata
Con incintamento del cobrador che stavolta urla baja! baja! baja! baja!( scendi!).
Sono salva per qualche ora, finché non devo prendere il colectivo del ritorno. 
E inizia un altro viaggio della speranza.


*gringo originariamente era definito colui che proveniva dagli Stati Uniti, adesso diventa gringo qualsiasi straniero, dove per straniero viene considerato pure uno che viene da Lima.

lunedì 8 agosto 2016

accadde oggi: la tragedia di Marcinelle

L’8 agosto del 1956 si consumava il disastro di Marcinelle: oltre 260 minatori morivano dentro una miniera di carbone, oltre la metà erano arrivati dall'Italia

sabato 23 luglio 2016

parolacce.net

Parolaccia è una forma dispregiativa del termine.

La parolaccia serve a parlare, in modo abbassante e offensivo, delle pulsioni fondamentali dell'uomo: il sesso, il metabolismo, l'aggressività, la religione. Per questo, vista la delicatezza dei concetti a cui si riferiscono, le parolacce sono sempre oggetto di linguistici, e sono diventate un linguaggio specializzato nell'esprimere le primarie dell'uomo: rabbia, sorpresa, disgusto, paura, eccetera.

Le parolacce, antiche quanto il linguaggio umano, si dividono in 3 categorie fondamentali:

imprecazioni (es. "merda!"): sono una forma di interiezione, ovvero di dialogo con se stessi, e servono a sfogare simbolicamente la propria aggressività contro un oggetto inanimato o contro una situazione; le imprecazioni comprendono anche le profanità (ovvero l'uso dei termini sacri al di fuori dei contesti religiosi) e le bestemmie;

insulti (es. "coglione!"): sono le parole usate per attaccare e ferire un'altra persona, abbassandone l'autostima;

maledizioni (es. "vaffanculo!"): sono le espressioni con cui si augura il male al destinatario.
Le parolacce, il cui serbatoio linguistico principale è costituito dalle oscenità (ovvero dalle espressioni che si riferiscono al sesso), sono presenti già nelle prime opere letterarie dell'umanità, come l'epopea di Gilgamesh.

dal sito www.parolacce.net

giovedì 14 luglio 2016

la trazzera vintage; un buon cappuccino


Non voglio insegnare a nessuno a fare un buon cappuccino. Anche perché non lo so fare. Scrivo questo articolo , quindi, in qualità di assaggiatore di cappuccino e non di barman.
Vorrei, di conseguenza, suggerire 8 regole auree per potere giudicare (e non..fare) un cappuccino.
Quello che vedete nella foto a sinistra è (all’apparenza) un ottimo cappuccino. Ma non sempre ad una buona apparenza corrisponde una buona qualità. E’ vero invece che un cappuccino brutto a vedersi è, senza dubbio, brutto anche a bersi. E’ il caso della foto qui sotto.

Le regole:

1. La schiuma (meglio chiamarla crema) non deve essere grossolana, ma densa e senza evidenti bolle o bollicine;
2. lo spessore della crema deve essere minimo, di pochi millimetri;
3. il colore della crema sarà ambrato con striature, arcuate, marrone scuro; mai bianco.
4. la crema dovrà essere persistente. Essa infatti non deve mai scoprire il latte sottostante anche a tazza inclinata . Tanto che alla fine essa deve rimanere adagiata sul fondo della stessa tazza;
5. il sapore non deve tendere ne’ al latte ne’ al caffè. Il cappuccino, semplicemente, deve sapere di cappuccino;
6. cacao o cioccolata in polvere spruzzati sul cappuccino ne alterano profondamente il sapore e pertanto sono assolutamente da evitare;
7. la temperatura del cappuccino deve essere abbastanza alta, poco al di sotto di quella di un buon caffè;
8. il contenitore ideale per un cappuccino è la tazza in ceramica (cup) di medio-piccole dimensioni, con manico; da evitare contenitori in vetro, carta o plastica, e forme cilindriche (mug), a tronco di cono rovesciato o a sezione quadrangolare. Da evitare anche bicchieri o altro tipo di contenitore senza manico.
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p.s. diffidate di quei cappuccini serviti con "caffè a parte". Uno dei trucchi per fare un buon cappuccino è, infatti, legato all'abilità del barman di versare il latte nella tazza contenente già il caffè. Questo gesto, se ben fatto, è da molti considerato il vero segreto per ottenere un buon cappuccino. Ne deriva che il "caffè a parte" è inadeguato per raggiungere il nostro scopo: un ottimo cappuccino.
 
post già pubblicato in data 1 ottobre 2008
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lunedì 20 giugno 2016

calcio e violenza agli europei. Ma la soluzione esiste ed è semplice da adottare


Siamo alle solite ragazzi. Ogni volta che si organizza una megamanifestazione calcistica (e non solo... vedi anche olimpiadi) ci scappano sempre violenze, aggressioni, scontri con la polizia. Un intero paese (quello che organizza la competizione)  sotto assedio, nella paura, nel terrore che succeda qualcosa. Che puntualmente succede.

E , quando succede, giù con le solite inutili polemiche e soluzioni. Finisce il torneo, si alza la coppa, scorrono lacrime e sorrisi  e tutto viene rimandato alla mani(festa?)zione successiva.

Io avrei un' idea. Perchè concentrare la fase finale tutta in una nazione? Oggi è il turno della Francia, i prossimi mondiali  in Russia e via via tutti gli altri.

Credo che l'unico modo per evitare questi scontri continui ed insopportabili sia quella di abolire la "fase finale" tutta concentrata in un' unica nazione peraltro in un solo mese.

E come si f? Semplice, basta  adottare il metodo delle coppe europee!! Si possono fare gironi e partite ad eliminazione diretta senza il rischio di tutta questa concentrazione di tifosi in un unico luogo per così poco tempo.

La nuova formula chiaramente dovrebbe sempre mantenere la struttura del tabellone come oggi avviene: gironi iniziali per definire il quadro degli ottavi di finale e poi eliminazione diretta. Anche la Champions è così. Ma nella Champions ci sono partite di andata e di ritorno. Sarebbe troppo lungo adottarle anche per gli europei o i mondiali.

Anche quì abbiamo la soluzione : si adotta il metodo della Coppa Davis di Tennis. Dove non c'è il doppio incontro (di andata e di ritorno), ma un solo match secco a casa di una delle due squadre, ed in coppa Davis si gioca alternativamente in casa dell'una o dell'altra in funzione di dove si è giocato l'ultimo incontro disputato tra le due compagini. Qualora queste non si siano MAI incontrate (cosa rara , ma possibile) si ricorre al sorteggio per individuare la sede dell'incontro.

 E ci sarebbe pure un altro vantaggio. Nessuna squadra giocherebbe TUTTE le partite in casa, come succede oggi con la squadra ospitante (la Francia) che, tra l'altro, non  disputa  le qualificazioni per l'accesso alla fase finale.

pippo vinci

venerdì 3 giugno 2016

Palermo anno zero.



Nestorowsky
Abbiamo da appena 20 giorni evitato il pericolo di una umiliante retrocessione in B  con una miracolosa cinquina di partite (11 punti) ed un apprezzabile gioco, che ci ritroviamo, a poche settimane dal raduno iniziale per la nuova stagione, con una situazione paradossale. Nel Palermo calcio di oggi non c'è una sola certezza che sia una, ad esclusione di... Andelkovic.
1) Presidenza: vende o non vende?  Non sappiamo se Zamparini manterrà la presidenza o al proprietà della società. Le voci si rincorrono, dai cinesi (che vanno molto di moda) alla famiglia Viola (che dichiara di non spere nulla) , a sgarrupate cordate (spesso miltietniche).
2) Allenatore :si pensava che a salvezza raggiunta il tecnico Ballardini sarebbe stato confermato in automatico. Ma tra Ballardini e Zamparini è calato il gelo. Manco si telefonano; e già si fanno i nomi di altri coaches: Simone  Inzaghi, Oddo e Stellone i più citati. Ma siamo sicuri che ne salteranno fuori di nuovi.
3) Portieri. Sorrentino ha dato il suo saluto a piazza e compagni. Il capitano ci lascia. Chi sarà il nuovo guardiapali rosanero? Si punterà tutto sul giovane e promettente Posavec,  si cerca un giocatore di esperienza che gli faccia da chioccia. Si fanno i nomi di Carrizzo, Bizzarri, il redivivo De Sanctis e l'eterna promessa Bardi.  leggi tutto

domenica 29 maggio 2016

i cristiani seminano odio antigay in Uganda ed in tutta l'Africa

da un po' di tempo un numero sempre crescente di predicatori e politici conservatori crisiani americani svolgono molti viaggi in Uganda ed in altri paesi africani per diffondere un messaggio di odio contro gli omosessuali.

In Uganda ciò ha portato ad una legge omofoba ed un diffuso sentimento di odio contro i gay. Odio e persecusioni. Le lesbiche vengono violentate e i gay maschi uccisi.
I cristiani si lamentano (giustamente ) che in molte parti del mondo c'è una persecuzone nei loro confronti (purtroppo non sono i soli perseguitati per motivi religiosi), ma nascondono queste orribili pratiche antigay che, alcuni loro fratelli, stanno coscientemente e criminalmente  diffondendo in Africa.

Una seria e ben documentata denuncia è stata fatta attraverso un documentario canadese intitolato God Loves Uganda. In seguito a numerose proteste e manifestazioni fatte coraggiosamente nella stessa capitale Kampala , la Consulta ugandese ha abolito la legge omofoba che prevedeva l'ergastolo per gli omosessuali, ma il sentimento antigay è molto diffuso ed è causa di aberranti violenze contro la comunità omosessuale locale.

lunedì 16 maggio 2016

un po' di c....lo ci voleva proprio!

Palermo 3 - Verona 2 (Vazquez, Maresca, Gilardino)

Tutto potevamo immaginare, tranne una partita tanto bella quanto sofferta. Alla vigilia tutto sembrava facile, poi segna il Palermo e viene voglia di rilassarsi e cominciare a festeggiare. Arrivano  quindi i due gol del Carpi (uno ovviamente su un rigore scandaloso al quadrato!)e si comincia a fremere a preoccuparsi, una preoccupazione che diventa terrore quando l'eccellente Viviani stordisce il Barbera con un diagonale imparabile (per il  37enne Sorrentino). Tutto sembra oramai vano. Anche perchè il Verona gioca bene ed ha pure colpito due legni.

Da Udine (dove è di scena il Carpi)  nessuna buona notizia, anzi, gli avversari dei nostri avversari, giocano in 10. Therheau si è fatto espellere per proteste ed il campione Di Natale, (alla sua ultima esibizione al Friuli) fa la muffa in panchina.

Il Barbera è gelato, ma ci pensa un colpo di nuca supefortunoso del matusa Maresca a riportare in avanti il Palermo. Pochi minuti e l'altro Matusa, Gilardino, chiude il match! Chiude il Match?. ma quando mai!!! Da uno stupido fallo sulla trequarti rosa scaturisce una punizione e il solito Viviani fa fare al pallone una parabola magistrale che Sorrentino non si sogna di contrastare, bloccato com'è sulla linea di porta e così l'ex rosa Pisano deposita nel sacco tra le mani di Sorrentino ed il palo. I riflessi del sorre in questo caso difettano un po' e la sfera si insacca. 

Mancano 6 o 7 minuti alla fine. A 2500 chilometri di distanza, al Friuli, l'Udinese accorcia le distanza con un rigore regalato al festeggiato Di Natale. ma la sensazione è che non possiami aspettarci l'aiuto di nessuno. Dobbiamo resistere qui fino al 95° minuto qui al Barbera
.
Finisce la partita e scoppia la gioia del Barbera. Sorride persino Ballardini che nel frattempo si era tolto la giacca elegante per non macchiarla di erba. Infatti i suoi collaboratori lo trascinano per terra come un sacco di patate. Un' apoteosi che rimanda al prossimo anno tutti i problemi di questa squadra salvata da un inizio bruciante (7 punti nelle prime 3 - 2.33 p a partita)) ed un  finale micidiale ed impronosticabile (11 punti nelle ultime 5 - 2.20 p a partita). In mezzo la cacca (21 punti in 30 partite - 0.7 p a partita)!

lunedì 9 maggio 2016

apatia

L'apatia ha vinto, i volenterosi hanno perso. Ho già qualche problema a stendere questo post e tutto perchè mi sento circondato da un mondo che oramai accetta passivamente tutto quello che succede. Un mondo che non vuole neppure discutere.

Non c'è più (o è poco visibile) un movimento che difenda alcun diritto; dalle pensioni, al lavoro (gli esodati sono sempre lì a dimostrarlo), alla gratuità dell'acqua, alla pulizia delle strade, alla pace nel mondo alla puntualità dei mezzi di trasporto, alla pensione, all'illogico elevato prezzo dei carburanti quando il petrolio è svenduto a “prezzi di realizzo” , ecc ecc ecc

Dove sono finiti i girotondi, i popoli viola, i figli dei fiori, Do solo lo sa. E se il singolo cittadino avverte che gli siano stati violati diritti sacrosanti e si infila nella tramoggia della giustizia, i tempi per avere una responso (positivo o negativo che sia) sono lunghissimi . La Justitia , soprattutto quella civile ed amministrativa, ha un decorso lento come un fiume in cui scorre non acqua , ma pece

E solo in pochi affrontano questi enormi disagi e queste continue umiliazioni. Per non parlare dei costi.

Basta! Ho concluso la mia giornaliera voglia di protesta e di ribellione ed il post, seppure tronco, finisce qui.


amedeo contino

venerdì 22 aprile 2016

la trazzera vintage:una bottiglia di ruhm da 130 euro

Holly
Occhi menta e basilico, il biondo chignon raccolto con sapienza ammicca in cima al collo pelle di luna; le labbra pennellate con esattezza di rosso vermiglio, nel più puro Tiffany style
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L’Editore annaspa, ansima, infine con un rantolo di voce:” Io non ti ho mai vista….…perché?”
Domanda legittima, cui segue l’audacissima –manco iddu pare!- domanda:”Ci sposiamo?”
“Si vittero, s’amarono, si dissero:”Mio Bene, vuoi dividere le mie pene….”
Pene…?!?!
.
Eros moderno, anziché frecce, Riverino adagia sul tavolo una bottiglia di rum, marca XXX, costo 130 euro
Il liquido scorre nelle gole, solleticando cuori e patti.Ignora il nostro cerchio amicale sbellicato di risa e generoso di battute, Holly fissa l’Editore: “Sentiamo, sentiamo” fa Holly.Menta e basilico rinfrescano la psiche dell’impavido, ormai lanciato. 
.
 Senti questa storia. Mia nonna ….. Guglielmina ascolta!!! stai scrivendo? Mia nonna voleva farsi suora. Invece le imposero di sposarsi, in chiesa  Questo accadeva a Licata, nel 1800 circa. Quindici parti, cinque figli: lei costrinse i figli maschi a farsi preti, le femmine, perpetue.”
Proposta indecente a Holly?!?! Improbabile.
.
Si addiviene all’accordo di matrimonio: lui va in chiesa, lei va in municipio per lei. Giorno e ora, per fortuna, coincidono. Inoltre, “Io sono ssssignorina”, puntualizza Holly
“Anch’io!!!”, contento l’Editore
Cos’ ti sistemi finalmente!” osa Jeanbalve
Ma tu farti un chiletto di c…. tuoi no?!?” graffia Holly
L’Editore è perplesso:Ce ne sono due di matrimoni, quello d’amore e quello di interesse. Matrimonio di interesse non è, d’amore neppure …quindi…..che matrimonio è?” 
.
I beni.
La sposa porta in dote un’auto, non è chiaro se sia in affitto o in leasing, un lavoro, una casa, e …..il gatto, anzi la gatta, Sissi, di cui si dirà in seguito
L’Editore: auto cabrio nuova blu, e l’autista, di proprietà…!
Nooo, il tuo autista è la mia damigella, la Pesca. E ho anche la Rosa, e la Pervinca. Beni separati!!!!” esige Holly “Per quel giorno ti cerchi un altro autista, oppure vieni in autobus!”
E’ deciso: l’Editore giungerà in tram, ammesso che per il dì fatidico i lavori del tram siano ultimati

Il trattamento: Luogo: noto locale per raffinati ed esclusivi trattamenti, dove gli sposi siedono su troni disposti su una pedana che, come per magia! si solleva
Tronyiyiyiy !! esulta Holly, “non ci sono paragoniiiii!!!”
Gli invitati: look sportivo-casual, desidera l’Editore. “Sì, sì ” acconsente Holly
Taleeeeeee! Siamo d’ accordo!” felice l’Editore
Tranne il Pittore, costretto -prima ultima e unica volta nella vita- a indossare camicia  cravatta e pantaloni lunghi, come i maschi grandi
Regali di nozze:
Allo sposo: abbonamento del Palermo, curva nord
Alla sposa: abbonamento del Palermo, tribuna coperta centrale, e vipssssssss

Viaggio di nozze: Romantico, propone l’Editore: Parigi,
Noooo!- strilla Holly “La cosa più noiosaaaaa che ho letto nella mia vita è Valigia a volo d’uccello in “Notre Dame de Paris”, di Victor Hugo. Tu mi devi portare a Santo Domiiiingo, a Cubaaa mi devi portareeeeee!!!”
A Borgonuovo ti portassi!!” l’Editore, piccato
A Santo Domingo ci si va sole…..per i dominghi…..!” suggeriscono le tre damigelle, la Pervinca la Rosa e la Pesca
Voli separati, allora, ma anche giornate separate”, conclude tranquilla Holly

Resta, ahimè,  il gatto. Anzi la gatta
L’Editore è allergico e zoofobo
Traslocherà la povera Sissi in terrazzino....o altrimenti salverà vita e alloggio graffiando a morte l’Editore..?

Non mi sposo perché non mi piace avere della gente estranea a casa. Alberto Sordi

Guglielmina Gunt

post già pubblicato in data 11 ottobre 2014

martedì 19 aprile 2016

Poi ci permettiamo di sbertucciare gli egiziani.

DI FULVIO GRIMALDI
Mondo Cane
Un pensiero all’acido solforico anche a quei giudici che ieri, alla Corte d’Assise di Varese, hanno assolto i carabinieri e poliziotti che, dopo averlo arrestato, hanno consegnato Giuseppe Uva a brandelli all’ospedale dove è morto. Una volta di più, come Aldovrandi, Magherini, Cucchi, un sacco di neri in America, quello sconsiderato di Uva s’è ammazzato di botte da solo per far dispetto ai suoi carcerieri. Sempre più dagli Usa prendiamo e esaltiamo il meglio.


Poi ci permettiamo di sbertucciare gli egiziani.

venerdì 15 aprile 2016

al bar la lancia per scaldare il caffè fa schifo!


Quando la mattina vi recate al bar per consumare il vostro bel cappuccino, o  un latte macchiato o semplicemente un caffè macchiato, se osservate quello che fa il barista, vi accorgerete, ad un certo punto, che egli prende una pezza (più o meno lurida) , la cosidetta pezzuola bagnasciuga, e dà una certa ripassata alla lancia scalda latte, esattaente cone potete vedere nelle due foto. Foto che comunque mostrano delle pezze molto pulite, ma non certo sterilizzate.

Ecco poi, il barista, senza che voi ci facciate molto caso, perchè state consumando il latte magari chiacchierando con i vostri amici, poggia la pezzuaola sul bancone e la riutilizza più volte e non solo per pulire la lancia, ma spesso anche per pulire il bancone. Quella lancia, pregna di sporcizia e batteri verrà poi immersa nella bevanda calda che voi berrete.
E' una procedura a dir poco disgustosa se non addirittura criminale.

La sporcizia e l'accumulo di batteri e di grasso rancido avvengono persino all'interno della lancia e quello è davvero difficile che possa essere eliminato con la sempice pezzuola. Occorrerebbero appositi accorgimenti da utilizzzare almeno una volta al giorno prima di aprire il bar ai clienti o, la sera, prima di spegnere la macchina

Ecco, io, da qualche tempo  non consumo più al bar prodotti riscaldati con quella lancia e, in alcuni casi, avviso il barisata che almeno potrebbe :
1) utilizzare la pezzuolina SOLO per pulire la lancia
2) cambiare la pezzuolina molto ,ma molto spesso. Almeno ogni 10 utilizzazioni
3) (in alternativa) utilizzare  un prodotto usa e getta come il rotolone di carta.


amedeo contino

ma cosa vende u' figghiu ru' zu' ginu?


giovedì 7 aprile 2016

Ibrahimovic alla Juve si dopava?

“Zlatan è aumentato dieci chili in sei mesi nel periodo in cui giocava alla Juventus. Io penso che fosse dopato“. A parlare è l’ex ct dell’atletica svedese dal 2001 al 2004, Ulf Karlsson, che lancia accuse contro Ibrahimovic e la squadra bianconera senza però avere prove che possano dimostrare quanto sostenuto. L’attaccante che ha vinto il campionato francese con la maglia del Paris Saint-Germain ha giocato con la Juventus per due anni dal 2004 al 2006. “Non è possibile mettere su dieci chili in così breve tempo – sottolinea Karlsson, che è anche un medico, al sito web localeAftonblade – Con Albin Ekdal è successa la stessa cosa. Lui è aumentato di otto chili in sei mesi nello stesso club nel 2008. Credo che questo modus operandi fosse ancora nella cultura della Juventus. Avevano anche un medico che è stato sospeso per 22 mesi”.

martedì 5 aprile 2016

un uomo schiacciato dal suo ego.... e dal suo corpo

Oramai solo i ciechi(e i testardi) non riescono a vedere il peso che ha Sorrentino (37 anni) nel disastroso campionato del Palermo. L'uomo che terrebbe insieme lo spogliatoio, che darebbe la grinta e  che avrebbe salvato qualche partita (e sottolineo il termine  qualche) è oramai un pachiderma che non riesce più a far "volare" il suo tozzo corpo da fornaio di mezza età.

E metto in conto anche la vergognosa  sceneggiata fatta dall'intoccabile Sorrentino  a Verona, contro l'allenatore,  dopo l'incontro vinto sugli scaligeri solo solo perchè il povero Ballardini (che aveva capito tutto)  aveva osato mettere in dubbio la sua dignità/personalità/professionalità/efficacia, sostituendolo con un vero portiere, quel Colombi che la  Società fu costretta poi a cedere dietro il dictat del  Sorrentino senza macchia e senza peccati!E che doveva dire il 34enne Diego Lopez (ex galacticos*),quando mister Mihailovic gli preferì il sedicenne Donnarumma per difendere i pali del Milan?. DEL MILAN!?

Le sue evidenti colpe sui gol odierni del Chievo sono le ultime di una serie infinita, che sta condannando il Palermo ad una retrocessione oramai difficilmente evitabile.

Basterebbe, per nutrire ancor qualche lumucino di speranza, mandarlo a calci in culo in tribuna (altro che rinnovo!)   e sostituirlo con quel giovane portento  che si chiama Prosavec e che ha già dato ampia prova delle sue doti tecniche ed atletiche.

Oramai il tanto osannato Sorre non fa che gridare e gesticolare  inchiodato sulla amata linea di porta e poi, quando qualche pallone passa ad oltre  10 centimetri dai suoi guantoni (dopo essersi lanciato  in volo (!?) con la velocità della azzurra palla da spiaggia Nivea) lui lo guarda  finire in porta lemme lemme con l'aria di quello che non c'entra niente con quella cosa gioiosa tonda  e colorata.
E' lui, per me, il maggiore colpevole dei pochi punti fatti dai rosa in questi ultimi atti di questa  amarissima stagione!

pippo vinci

*ossia il Real Madrid

giovedì 24 marzo 2016

E' morto Johan Cruijff

mito di molti giovani tifosi degli anni '80, educato, elegante, strepitoso . Indimenticabile.
Un avversario a cui si voleva sempre bene!Anche se segnava contro la tua squadra del cuore (che per me era il Milan o la Nazionale Italiana).

martedì 22 marzo 2016

Altra strage, ma di uomini importanti non ne muoiono mai! Sono sempre altrove. Che culo!!!

faccio un ragionamento "alla carlona" Dopo l'ennesimo attentato , le ripetute frasi fatte sparate dai media, il cordoglio e l'unanime "saremo più forti dei terroristi", fermiamoci un attimo ed analizziamo le cose.

Ad ogni attentato (dall'11 settembre 2001 in poi) si è sempre risposto, a questi orribili atti,  con un (presunto) irrigidimento dei sistemi di difesa e di polizia. Più controlli, meno libertà, bombardamenti in medio oriente o giù di li, proclami su un fantomatico  coordinamento delle forse di sicurezza, dei servizi segreti, degli eserciti e degli stati buoni (?)

Passa qualche mese  ed un minchia qualsiasi (così sembra)si infila in un aeroporto e fa strage di innocenti.
Ergo: o i proclamati metodi di difesa non funzionano o sono solo una bufala (i metodi di difesa) per nascondere qualcosa di più grosso!

Io propendo per la seconda ipotesi. Perchè è inspiegabile come dei singoli signori possano organizzare, praticamente indisturbati, queste immani stragi nel cuore delle più evolute capitali del mondo, protette dai più evoluti servizi segreti dell'universo.

Insomma, qualcuno non ce la racconta giusta!

E aggiungo un fatto che mai viene sottolineato e analizzato: vi siete accorti che in tutti questi attentati di questi ultimi 15 anni, mai e poi mai tra i caduti c'è un nome eccellente, un politico, un uomo di Stato un alto funzionario  di polizia o dei servizi segreti? Un nome altosonante che in qualche modo ci rappresenti? Non vi pare strano che nessuna di queste persone si trovi, anche casualmente, nei luoghi di morte?

Anche perchè se come molti dicono, quest islamici ce l'hanno con le politiche occidentali, quale obiettivo migliore sarebbe se non proprio chi queste politiche occidentali le decide, le determina?

Penso alla mafia (che uccideva poliziotti e magistrati e pentiti) o le BR che attaccava i vertici sindacali, politici e istituzionali.

E questa ultima considerazione non fa che rafforzare i miei dubbi sulle (false)  motivazioni ufficiali delle stragi da Ground Zero a Bruxelles.

Patrick Ghamblin jr

sabato 19 marzo 2016

Yemen, stage cruenta e dimenicata

la capitale yemenita Sanaa'
Il bilancio dell'ultimo pesante raid aereo dell'Arabia Saudita in Yemen si fa sempre più grave. I missili caduti proprio nell'ora di punta nel mercato di Mostaba, il più importante nella regione di Hajja, hanno ucciso almeno 107 civili e causato decine di feriti, in un'area lontana da obiettivi militari. Le immagini dello strazio sono state riprese da Al-Masirah, la TV vicina al movimento sciita degli Houthi. Si tratta di immagini cruente che possono urtare profondamente molte sensibilità. leggi tutto (di Pìno cabras)

venerdì 18 marzo 2016

esercizi spirituali: un modo per emarginare, confondere e plagiare i.....pochi fedeli

prima di entrare nel merito premetto che chi scrive ha vissuto in una famiglia zeppa di preti secolari e francescani, è credente, cristiano, cattolico battezzato anche se tendenzialmente anticlericale intendendo quel clero carrierista che ha sfruttato la religione per beneficiare di vantaggi prettamente materiali:  soldi e potere in primo luogo.

Detto questo, a scanso di equivoci, entriamo nel merito della questione: gli esercizi spirituali o, in genere, quei lunghi e noiosi monologhi che i religiosi propinano ai fedeli in preparazione dell'evento pasquale. Spesso i relatori sono persone affabili, preparate nel campo teologico e dotate di notevoli capacità dialettiche ed affabulatrici. Insomma parlano bene.

Ma cosa ci raccontano? In pratica ci raccontano, in una edizione integrale e stiracchiata, quello che domenicalmente ci raccontano i sacerdoti nelle omelie festive. Leggono, per lo più, un testo sacro, e poi lo commentano. A volte, ma molto raramente, collegando i loro soliloqui , ad avvenimenti routinari e usuali nella vita comune di tutti noi. Insomma parlano d'altro. E , per la verità, pochi riescono ad afferrare ed apprezzare tutti i concetti esposti. Alcuni, per la verità, dormono aiutati, in questo, sia dall'orario (generalmente è un dopo cena) che dalla location (chiese o saloni parrocchiali sproporzionati in grandezza, freddi e  semivuoti, illuminati dalla triste ma economica  luce al neon che profuma di incenso narcotizzante)

Il  fenomeno più paradossale sia dei relatori ginnico-spirituali che dei sacerdoti della domenica è che questi signori si sforzano di spiegare, ai fedeli componenti l' audience intorpidita e poco entusiasta di quella che dovrebbe essere la lieta novella , dei brani evangelici che, nel 99 %  dei casi, si spiegano da soli.

Si, perchè è necessario ricordare che il Signore in persona e i suoi discepoli (in persone) vivevano in un'era (2 mila anni fa) nella quale oltre il 95 % della popolazione era analfabeta; erano pescatori, braccianti, vagabondi, mercanti, mendicanti, lavandaie, panificatori, lestofanti, prostitute, aguzzini, usurai, nomadi, mattonai, palafrenieri, tintori ecc; si presuppone, quindi, che il linguaggio che dovevano (e sapevano) utilizzare fosse il più semplice e umile  possibile.

Perchè allora questi moderni relatori ci vogliono tediare con discorsi teologici e per nulla riconducibili ai nostri comportamenti quotidiani. In altre parole, discorsi incomprensibili alla massa dei fedeli lontani persino dagli scritti evangelici, discorsi fatti quasi per allontanare il fedele dalla verità, dal godimento della meravigliosa semplicità della parola di CRISTO.

Facile pensare a Martin Lutero che venne scomunicato anche perché tradusse la Sacra Bibbia  in tedesco, un linguaggio volgare, popolare che consenti' all'intero 'popolo germanico di leggere e capire il messaggio di Gesù senza la necessità che un sacerdote spiegasse loro cosa ci fosse scritto in quel (fino ad allora) misterioso  Testo. La gente lesse la Bibbia, la capì e decise di seguire Lutero nel suo progetto di rinnovamento della Chiesa.

Proprio ieri sera sono stato presso la parrocchia di S Ernesto a Palermo. Li si svolgeva (dalle 21 e 15 in poi) il 3° incontro con padre Naro (relatore superbo) che ha tenuto sveglia ( a stento) una esigua platea di fedeli ultracinquantenni  per parlare, per poco meno di  2 ore, del .....perdono. Gesù ha detto che bisogna perdonare chi ti fa un torto. E bisogna farlo per 490 volte (70 volte 7). Mi dite voi cos'altro c'è da aggiungrere se non che il perdono, per essere tale,  deve essere sincero? Credo nulla. Eppure il giovane e pallido padre Naro è riuscitu a parlarci 2 ore di fila di questo perdono. Per certi versi, un genio.
Ma cosa abbia detto io, sinceramente, seppure non avessi dormito, non ne ho la più pallida idea!
..Quando si parla di geni incompresi!

amedeo contino

giovedì 10 marzo 2016

Inarritu: scelte da B-movie per Revenant

    Inarritu e Di Caprio sul set di Revenant
Alejandro Gonzalo Inarritu, il regista del deludente film Revenant, semplice sostegno del  trampolino per il lancio della usurpata statuetta all'inespressivo Leo di Caprio, ha detto che il suo film era un doveroso (!!) omaggio alla natura.

In effetti quello che il gelido lungometraggio fa alla natura è semplicemente metterla in ridicolo sottovalutarla e scimmiottarla.

Cominciamo con l'orsa che , giustamente, attacca il trapper Glass, al secolo il premio Oscar Leonardo Di Caprio. L'immagine dell'attacco e della lotta, per uno che vuole dare voce alla natura, doveva avere come punto di visione proprio quello dell'orsa grizzly, che si è vista minacciare i suoi cuccioli. Qui invece il grizzly è stato offerto al pubblico come colui che aggredisce il nostro Amato eroe. Insomma un animale feroce e cattivo.

Continuiamo con il generale inverno, che, nelle condizioni mostrateci da  Inarritu avrebbe dovuto mietere molte più vittime di quelle che in effetti miete (nessuno nel film soccombe all'incredibile gelo dell'inverno dakotiano). E non mi venite a raccontare che i ridicoli espedienti dei trapper in balia delle intemperie disumane  avrebbero  potuto proteggere corpi e membra di uomini apparsi molto impreparati ed ingenui nell'affrontare le terribili avversità ambientali in quelle condizioni cosi disagiate.

La storia vera da cui è tratta la sceneggiatura  (sempre di Inarritu) dovrebbe ingannare lo sprovveduto spettatore, apparendo verosimile, ma nessuno può mai credere che l'immortale Glass abbia potuto dormire indenne e nudo dentro la carcassa di un cavallo indossando poi gli abiti tenuti fuori una intera notte (e quindi verosimilmente congelati) come se fossero appena usciti da una  lavanderia monoprezzo Pinguino, o che Glass abbia conservati intatti il naso e le dita dopo una esposizione di svariate ore a decine di gradi sotto lo zero. Che forse il Titanic lo ha reso immune a fisiologici fenomeni di congelamento?

Di Caprio morirà congelato dopo il naufragio del Titanic

E che dire infine della bella nuotata nelle gelide acque del fiume Missouri. Nessun segno evidente di ipotermia. Un ulteriore ringraziamento a Cameron che  ha allenato il nostro eroe nelle (presumibilmente) meno  gelide acque dell'Atlantico all'ombra dell' iceberg killer .

No caro mio Inarritu  tu non hai mostrato quanto  sia grandiosa e crudele la natura. Tu la hai semplicemente ridicolizzata piagandola alle esigenze della tua storiella e dei tuoi eroi.

Ma non hai fatto solo questo, hai pure, in modo comico, lasciato che a vegliare sulla morte imminente del povero Glass (siamo all'inizio del film) rimanesse l'uomo a lui più ostile , il crudele Fitzgerald (il peraltro bravissimo Tom Hardy) che alla prima occasione (come era scontato) ha abbandonato Glass al suo destino uccidendone il figlio meticcio, un boccone troppo invitante per quello che tu gonzalo inarritu avevi descritto sin dalle prime scene, ed in modo grottesco e didattico , come un essere spregevole, razzista e nemico di Glass. Solo un cineasta di b-movie  poteva fare una scelta simile  rendendo il resto della storia banale e prevedibile.

Ugualmente ridicola appare la scelta finale di mandare alla ricerca del  fuggitivo, il cattivo  Fitzgerald, solo due  uomini al solo prevedibile scopo di proporre (pardon, imporre) nel finale il grottesco ultimo duello tra il buono ed il cattivo.

Ma cosa è rimasto dell'Inarritu di Amores Perros?


mercoledì 9 marzo 2016

venerdì 4 marzo 2016

cronache dall' altro mondo

 
Da qualche settimana mi trovo in Brianza, profondo nord, per recuperare un po' di calma e di salute. E devo ammettere che da queste parti la qualità della vita è ben altra cosa. A parte il tempo (ma ci si
abitua presto) e l'aria inquinata (ma a Palermo si respira con più fatica) tutto, dico tutto funziona meglio. Fiananco i tanto vituperati rapporti umani, qui, appaiono più "umani" di quanto si voglia far credere. Anzi, li trovo persino "più caldi" se ci si riferisce a quelli tra persone estranee. In tutti i luoghi pubblici, si viene accolti con sorrisi, gentilezza e attenzioni che a Palermo ci sogniamo.

Nelle strade ci potete pur mangiare tanto sono pulite. Il traffico scorre ordinato come in un plastico della Lego o della Rivarossi (quella dei trenini elettrici). Ai semafori vige la regola del rigore. Con giallo e rosso NonSiPassa. E i pedoni sanno di potere attraversare con sicurezza con il verde. E se ti vuoi suicidare sai che puoi farlo con certezza, basta attraversare la strada con il rosso.

Nell'ultimo mese trascorso a Palermo si sono contate ben 3 vittime tra i pedoni travolti da distratti automobilisti. Ed in alcuni casi in passato i "distratti o indisciplinati" sono risultati essere le stesse vittime, a piedi! A Palermo i pedoni credono, infatti, di essere una categoria non soggetta alle regole del codice della strada. Il pedone a Palermo può fare quello che vuole. E credo che anche i vigili urbani siano convinti di questo.

In tutti i centri abitati numerosi sono i luoghi di aggregazione per tutte le età. Moltissimi i bar molto accoglienti dove si servono deliziosi cappuccini  e invitanti pasticcini sfatando anche il luogo comune che le pasticcerie buone si trovano solo da Napoli in giù. Cinema, teatri  e multisale ad ogni piè sospinto. Moltissime le manifestazioni culturali offerte ed organizzare da comuni, associazioni, librerie, parrocchie ecc. Elevata e poliedrica l'offerta sportiva sia per chi fa sport che per chi semplicemente assiste agli eventi.

I ristoranti sono tutti di qualità eccelsa e schiere di efficientissimi e solerti artigiani sono pronti ad eseguir ogni genere di lavoro con una efficienza "svizzera". Il lavoro, praticamente non manca. Basta accontentarsi e non essere molto esigenti.

Se vuoi spostarti da un centro all'altro trovi sempre un bus, un treno, un battello (sui laghi) che ti porta dove vuoi e quando vuoi, con una precisione teutonica.

Per non parlare della sanità, pubblica o privata. E non ne parlo proprio perché in questo settore si nota la maggiore distanza con il profondo sud.


Ma quello che più mi ha sconvolto è quello che sento dentro quando cammino tra gli abitanti di queste province. Stranamente mi sento più a mio agio. Li sento più vicini a me (e parlo di estranei), sento di potermi fidare di loro, del loro senso civico, della loro cortesia, della loro gentilezza.


Diverso è il mio stato d'animo quando passeggio per le vie di Palermo. I miei concittadini li sento lontani, quasi ostili, egoisti, nemici. E' brutto dirlo, ma è così.

martedì 1 marzo 2016

il dominio della Juve: mi sorge un dubbio....



l'ex tecnico bianconero, Antonio Conte
Mi sorge un dubbio. E se  i juventini fossero "dopati"? Non esiste alcuna inchiesta, non c'è nessuna prova, nessuno ha sollevato dubbi di zemaniana memoria,  è solo  un'impressione scaturita dagli atteggiamenti e dai comportamenti dei giocatori bianconeri in questi ultimi 5 anni di dominio assoluto, almeno in Italia. Dominio dovuto, in gran parte, alla superiorità finanziaria della società che determina una superiorità tecnica della rosa, su questo non ci piove. Ma quello che sorprende non è la indiscussa cifra tecnica quanto l'atteggiamento con cui i giocatori affrontano le partite.

Da almeno 5 anni, infatti,  i bianconeri affrontano ogni partita con il sangue alla testa, sguardi feroci, grinta costante e cattiveria; mai un calo di tensione, mai un impegno annacquato , mai una pausa  di concentrazione o di  rabbia agonistica, come accade a tutte le altre squadre italiane.

E questa "ferocia" la si nota in ogni momento  di ogni partita della Juve, qualunque sia l'avversario, il punteggio, la posta in gioco, la classifica. Sempre! Al limite dell'umano. A me sembra quantomeno inconsueto! E sospetto.

Si era ipotizzato che questa "grinta" fosse dovuta alle capacità "motivazionali" di Antonio Conte. Ma oggi, che Conte  è CT della Nazionale, questa grinta , tra gli azzurri, non si nota per niente, mentre è rimasta inalterata nella Juve guidata da Max Allegri , che mai, nei suoi trascorsi da coach, aveva trasmesso ai suoi atleti questa cattiveria, costante e , ripeto,... disumana..

Appena 15 mesi fa, l'ex campione bianconero, oggi allenatore del Real Madrid, Zinedine Zidane, aveva confessato che quando era giocatore della Juventus era costretto ad assumere ogni genere di "sostanze", somministrate a tutta la squadra anche via flebo ed anche durante l'intervallo di un match.

 Se fossero sostanze proibite , Zidane non lo sapeva; gli veniva detto che si trattava di "vitamine". Ma di sicuro  il campione franco algerino aveva  notato questa "particolare attenzione" che i sanitari della Juve avevano nei confronti dei propri atleti. Attenzione, o prassi,  che mai aveva riscontrato giocando in altri club, Real incluso.

Ma erano altri tempi e non voglio rinvangare le vecchie accuse di doping alla Juve che fu, il mio dubbio è  sulla Juve di oggi, una Juve spietata e disumana

Clicca il link di sotto e leggi l'articolo sulla intervista di Zidane

http://www.calcioweb.eu/2014/12/le-clamorose-accuse-di-zidane-alla-juve-prendevamo-di-tutto-i-dubbi-non-vanno-in-prescrizione/151966/

venerdì 19 febbraio 2016

SU JIADISTI CHE NON SAREBBERO VERI MUSULMANI E CRISTIANI FONDAMENTALISTI CHE NON SAREBBERO VERI CRISTIANI.

Giorni fa ero in un circolo cinematografico (Apollo11, Roma) in cui si teneva un dibattito su cosa stava dietro la rappresentazione che Daesh-Isis fa di se stesso per reclutare nuovi jiadisti.

Il dibattito toccava temi interessanti, ma c'era anche una abbondante confusione e certi intolleranti isterismi che viziavano la comunicazione.  Ripensandoci, mi rendo conto che, anche se non appare, certe intolleranze e certe opinioni hanno dei fondamenti religiosi, che sarebbe bene mettere a fuoco. Ripensandoci, io stesso, ateo super-convinto, non sono affatto certo di essere esente da alcuni presupposti culturali che hanno fondamenti religiosi. leggi tutto
GeriSteve

martedì 9 febbraio 2016

dove va il bus

Guardate questo disegno. E rispondete a questa domanda: quale è la direzione di marcia della vettura?
Questo test è stato proposto in alcune scuole negli USA. Ebbene pare che la soluzione sia stata data dalla maggioranza degli allievi più piccoli. Gli adulti hanno avuto più difficoltà.
E secondo voi, verso dove va il bus?

venerdì 5 febbraio 2016

il lavoro fa schifo

recensione di un Saggio di Cali Ressler e Jody Thompson
editrice Elliot -
prezzo € 16.50
Il lavoro non è un luogo fisico dove ci rechiamo ogni mattina, ma è ciò che facciamo. Sono le nostre idee, i nostri progetti.
Il lavoro non può essere la negazione della nostra vita. Questo libro esamina i motivi che rendono la maggior parte dei luoghi di lavoro poco funzionali e propone un metodo nuovo (e sorprendentemente efficace) per eliminare le false convinzioni che impediscono di sviluppare appieno le potenzialità del lavoratore.

In un ufficio rivoluzionato il dipendente è pagato per la quantità di lavoro che produce, non per la porzione di vita che regala. Questa semplice idea contribuisce a sviluppare un personale più stimolato, concentrato, disciplinato e, soprattutto, soddisfatto.

Ormai il concetto tradizionale di lavoro (36/40 ore settimanali, lunedì¬-venerdì, 9-17) è¨ superato. Vediamo persone inadeguate alle loro mansioni che vengono promosse solo perchè arrivano prima e si trattengono più a lungo di tutti gli altri alla loro postazione. Partecipiamo a lunghissime, e molto spesso inutili, riunioni dove sopportiamo colleghi che pongono domande insulse solo per sottolineare la loro presenza.

Viviamo nella cosiddetta Era dell’Informazione, della tecnologia che avvicina le persone, ma nella sostanza la natura del posto di lavoro, gli orari e la presenza obbligata dietro una scrivania non sono cambiati dall’Era Industriale, quando la catena di montaggio esigeva la presenza fisica dell’operaio.
Non è¨ necessario che lavoratori e aziende stravolgano la propria natura per attuare questa rivoluzione: basta cambiare modo di lavorare.

(recensione tratta dal sito Qlibri)

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In breve il libro espone i risultati di un esperimento realizzato in alcni ambienti di lavoro (pubblici e privati) negli USA. Le ricercatrici hanno introdotto il lavoro senza obblighi di orario. Ad ognuno viene dato un incarico e il lavoratore può svolgerlo dove desidera (pure a casa) e negli orari a lui più graditi (pure di notte) , rispettando comunque i tempi di consegna. Nessun obbligo di presenza , nessuno badge, nessuna firma, nessun controllo sulla presenza. Risultato? La produttività è aumentata ovunque si sia realizzato questo esperimento! 


Questo dimostra come sia fumosa e populista QUESTA  campagna contro i fannulloni della Pubblica Amministrazione. Il problema non è QUANTO si sta chiusi negli uffici, ma COSA si fa negli uffici. Innanzi tutto diciamo che Fannullone è chi non fa nulla, mentre chi timbra e va a fare la spesa è un truffatore. Ora immaginate due situazioni:
a)      Tizio entra in ufficio alle 7, 30. Fa il suo lavoro bene e con costanza. La sua produttività è molto alta. I suoi dirigenti sono contenti deL suo lavoro. Alle 11 Tizio si concede una pausa di 5 minuti per un caffè. Esce, ma non timbra il cartellino. Torna in ufficio e riprende con  solerzia, costanza e perizia il suo lavoro fino alle 14, quando timbra l’uscita e torna a casa sua. 

b)      Caio arriva in ufficio alle 7, 30 ,timbra, si siede alla sua scrivania ed invece di lavorare si fa i cazzi suoi: parla al telefono con gli amici, gioca al pc con solitari e roulette virtuali , chatta, e naviga sui social network. Ogni tanto prende un caffè dalla macchinetta interna al suo ufficio. Alle 14 esce timbrando regolarmente il cartellino. Per la riforma Renzi-Madia, Caio è un IMPIEGATO MODELLO!
Domanda: chi dei due è il fannullone che danneggia la pubblica amministrazione ed i cittadini? Chi dei due andrebbe licenziato?
Bene, per i giornalisti, per il Ministro Madia, per il premier Renzi, per la legge, per l’opinione pubblica, il dipendente fannullone da licenziare è Tizio!
E’ giusto?
Ok Tizio, fiscalmente, ha sbagliato a non timbrare per andare al bar. Ma quei 5 o 6  minuti persi potrebbero semplicemente essere oggetto di richiamo, di un recupero orario, di un rimprovero da parte del dirigente. Ma non certo di un licenziamento!!!!! E’ Caio che si meriterebbe il licenziamento. ma nessun giornalista, nessun opinionista si preoccupa di quello che Caio fa o non fa in ufficio. Tutti gli occhi sono puntati sulla macchinetta obliteratrice. ma vanno licenziati anche quelli non vanno al bar a perdere solo 5 minuti, ma in palestra o a fare la spesa, in barca, a casa  e via dicendo.

Io in altre parole, se fossi il dirigente superiore di Tizio, seguendo la giusta logica del libro,  in quei minuti passati al bar avrei pure offerto la colazione all’impiegato modello Tizio, altro che licenziamento!
pippo vinci